Sono stato condannato penalmente: posso riabilitarmi? Come? | avvocato

Sono stato condannato penalmente: posso riabilitarmi? Come?

Anche chi è stato condannato penalmente può, a certe condizioni, chiedere che gli vendano restituiti dei diritti dei quali è stato privato in seguito al una sentenza di un Tribunale penale.

Il mezzo è la riabilitazione penale 

Art. 178 Codice penale
La riabilitazione  estingue le pene accessorie  ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti

 Si tratta di un istituto che permette l’estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale delle condanne, in presenza di determinati requisiti e salvo che la legge non disponga diversamente.

Infatti, la sentenza di condanna può comportare delle “pene accessorie” (spesso obbligatorie) che hanno un carattere affittivo e sono fortemente limitative dei diritti costituzionalmente garantiti. Non è previsto un numero chiuso di pene accessorie per cui queste possono essere individuate anche se non espressamente codificate. Tipico esempio di misure non codificate sono la cancellazione dall’albo dei costruttori e dei fornitori, il divieto di espatrio, eccetera. Qui di seguito indicheremo le pene accessorie tipiche:

In caso di delitto (punito con reclusione e multa):

  1. a) interdizione dai pubblici uffici (art. 28 c.p.) che può essere temporanea (da un anno a cinque anni) o perpetua (per condanne all’ergastolo o alla reclusione non inferiore a cinque anni);
  2. b) interdizione da una professione o da un’arte (art. 30 c.p.) da un mese a cinque anni;
  3. c) interdizione legale (art. 32 c.p.) che è prevista per i delitti più gravi e priva il condannato della capacità di agire e in genere anche della responsabilità genitoriale. E’ automatica con la condanna alla pena dell’ergastolo e della reclusione non inferiore a cinque anni;
  4. d) interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 32 bis c.p.) che è stata introdotta al fine di aumentare il peso sanzionatorio a quei reati tipici dei cd. colletti bianchi e quei reati legati all’esercizio di un’attività imprenditoriale;
  5. e) incapacità di contrattare con le Pubbliche amministrazioni (art. 32 ter c.p), salvo che per ottenere servizi di pubblica utilità;
  6. f) decadenza dalla responsabilità genitoriale (art. 34 c.p.) è applicata automaticamente con la pena dell’ergastolo e con quella della reclusione per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni.

 In caso di contravvenzione (punita con arresto e ammenda):

  1. a) sospensione dall’esercizio di una professione o un’arte (art. 35 c.p.) da quindici giorni due anni
  2. b) sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 35 bis c.p.): da quindici giorni due anni

La pena accessoria comune sia ai delitti che alle contravvenzioni è:

la pubblicazione della sentenza di condanna (art. 36 c.p.). Questa misura viene disposta dal Giudice in sentenza che può ordinare la pubblicazione in uno o più giornali a spese del condannato. In caso di ergastolo la sentenza viene pubblicata mediante affissione nel Comune ove è stata pronunciata, in quello in cui fu commesso il delitto e in quello in cui il condannato aveva l’ultima residenza.

Dopo quanto tempo dalla condanna posso chiedere la riabilitazione?

Ai sensi dell’art. 179 c.p. , è necessario che siano decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è in altro modo estinta. Ma se è stata concessa la sospensione condizionale della pena (ai sensi dei commi uno, due e tre dell’articolo 163 c.p.) il termine dei tre anni decorre subito da quando la sentenza è definitiva.

I tempi sono molto più lunghi se l’interessato è recidivo (otto anni) o se se si tratta di delinquente abituale, professionale o per tendenza (dieci anni). In quest’ultimo caso, peraltro, il termine decorre dal giorno in cui è stato revocato l’ordine di assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro.

Un caso particolare è previsto dall’art. 179 comma 5° c.p. nell’ipotesi in cui sia stata inflitta una pena non superiore a un anno, con sospensione condizionale della pena e il danno sia stato interamente riparato prima della sentenza di primo grado. In tal caso, è possibile richiedere la riabilitazione decorso un anno dalla data di irrevocabilità della condanna.

A quali condizioni posso chiedere la riabilitazione?

 Il condannato deve aver però dato prove effettive e costanti di buona condotta almeno fino alla decisione del Tribunale di Sorveglianza, competente per materia.

Le caratteristiche della buona condotta sono state recentemente ribadite dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 55063/2017 secondo cui: “poiché il termine triennale per la concedibilità della riabilitazione decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che ha inflitto la condanna oggetto dell’istanza, di per sé non hanno automatico rilievo ostativo eventuali condanne per fatti commessi successivamente al decorso del termine sopra indicato (…). I comportamenti devianti e criminosi pregressi alla condanna, anche se integrino autonome fattispecie di reato e siano stati accertati con pronuncia di condanna irrevocabile che accerti anche la condizione della recidivazione, non costituiscono in sé elementi ostativi, ma giustificano un maggiore rigore nella valutazione dei presupposti applicativi, perché determinano l’aumento del periodo minimo durante il quale il condannato deve avere mantenuto buona condotta”. Orientamento questo fatto proprio dal Tribunale di Sorveglianza di Milano che lo ha applicato ai fini della decisione di accoglimento dell’istanza di riabilitazione avanzata da Silvio Berlusconi.

Ci sono casi nei quali non può essere richiesta la riabilitazione?

La riabilitazione non può essere richiesta quando il condannato:

1) è stato sottoposto a misura di sicurezza (tranne l’espulsione dello straniero e la confisca) e il provvedimento non è stato revocato;

2) non ha adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato (ad esempio non ha risarcito parte parte offesa), a meno che non dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle.

A chi si chiede la riabilitazione?

La riabilitazione va domandata al Tribunale di sorveglianza del luogo di residenza. La documentazione necessaria per la concessione del beneficio è acquisita d’ufficio dal Tribunale (ma è buona regola che l’avvocato la predisponga insieme all’istanza di riabilitazione). E’ prevista una istruttoria (il Tribunale chiederà informazioni anche alla questura e al servizio sociale a ciò preposto) e una udienza di trattazione alla quale parteciperà l’interessato con il suo avvocato difensore.

La riabilitazione può essere revocata?

L’articolo 180 del codice penale prevede che  la sentenza di riabilitazione è revocata di diritto se il riabilitato commette, nei sette anni successivi, un delitto non colposo per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a due anni o un’altra pena più grave.

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